SCIOPERO GENERALE CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO

lunedì 29 agosto 2011



CGIL Veneto: 6 settembre sciopero e manifestazione a Mestre

Sarà una manifestazione regionale in piazza Ferretto a Mestre ad accompagnare nel Veneto lo Sciopero Generale che la CGIL ha indetto per il 6 settembre contro la manovra del Governo.
Lo ha deciso la Segreteria regionale dopo un incontro con i Segretari Generali delle Camere del Lavoro e della categorie che ha rimarcato la particolare negatività dell’impatto di un simile provvedimento sul tessuto sociale ed economico di una regione a forte vocazioni industriale come il Veneto, falcidiato da una crisi che vede attualmente 223 aziende a rischio di chiusura, un’ondata di licenziamenti collettivi in forte crescita rispetto all’anno scorso (+25%), un ulteriore aumento della precarietà, la mortificazione dei giovani tra cui la disoccupazione continua e crescere e sta prendendo largamente piede il fenomeno dei neet (soggetti che non studiano e non lavorano) saliti in due anni dal 12% al 17% del totale della popolazione tra i 15 ed i 34 anni presente in regione “La manovra - dice Viafora - non dà nessuna risposta a questa situazione ed anzi appesantisce ulteriormente le condizioni delle famiglie venete, impoverite dal combinato della perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni accumulatasi dal 2000 ad oggi e dagli effetti di quasi quattro anni di crisi pagati con cassa integrazione, erosione dei risparmi, barriere alla crescita sociale delle forze più giovani e vitali.
Per questo come CGIL abbiamo deciso di contrastare anche con lo sciopero generale questo provvedimento dal carattere depressivo e socialmente iniquo che chiede sacrifici a lavoratori e pensionati, toglie ossigeno a Comuni e Regioni, taglia servizi e tutele sociali, attacca i diritti dei lavoratori a partire dall’articolo 18 e rischia di cancellare i contratti nazionali, mentre usa una mano più che leggera con gli evasori fiscali ed i possessori di grandi rendite finanziarie e patrimoni.
Lo facciamo mettendo in campo proposte che segnino un punto di svolta rispetto ad una linea ed una condotta politica che ha portato al disastro il paese da parte di un Governo ormai commissariato dall’Europa ed incapace di procedere se non a colpi di decreti e di voti di fiducia.
Dalle assemblee che stiamo facendo in questi giorni troviamo una forte condivisione della nostra scelta da parte dei lavoratori che attendiamo numerosi alla manifestazione in piazza Ferretto. Una controprova l’abbiamo avuta nella giornata odierna dalla buona riuscita della mobilitazione dei lavoratori pubblici che hanno dato vita a più di 70 presidi davanti a Ulss e Municipi. Alla manifestazione ci aspettiamo l’adesione dei molti Sindaci preoccupati per le sorti delle loro comunità che rischiano di veder accrescere tasse e tariffe locali e ridurre i servizi a fronte della stretta imposta dalla manovra.
Nei prossimi giorni saremo nelle piazze e nei mercati con gazebo organizzati dal sindacato dei pensionati assieme alla CGIL ed agli studenti per presentare ai cittadini le nostre proposte e chiedere il sostegno alla nostra battaglia a partire dalla sottoscrizione di una petizione contro la decisione di abolire (unico paese in Europa e nel mondo!) le festività civili.
Infine un appello specifico lo rivolgiamo a tutti quei giovani che non vogliono rassegnarsi ad un futuro di negazione dei diritti e della dignità nel lavoro. La CGIL il 6 settembre sarà in piazza anche per sostenere le loro giuste aspettative di vita e di lavoro”.

 



QUALCUNO VUOLE RISCRIVERE LA STORIA

venerdì 8 luglio 2011

Care/i compagne/i,
Vi segnalo questa importante manifestazione indetta dall’ANPI
Provinciale di Venezia per sabato 23 luglio p.v. a San Donà
di Piave contro la proposta di legge “Fontana” (n. 3442),
approvata di recente dalla Commissione Difesa della Camera
dei Deputati che prevede il riconoscimento giuridico e quindi
anche la concessione di contributi finanziari pubblici a tutte,
indistintamente, le associazioni combattentistiche e d’arma.
Previo il parere del Ministro della Difesa che acquisirebbe in tal
senso un vero e proprio strapotere.
Compatibilmente con il Vostro periodo di “tregua”, Vi chiedo di
diffondere questa comunicazione e di garantire la
partecipazione.
Fraterni saluti.

                                                             Il Segretario Generale
                                                  dello SPI Metropolitano di Venezia
                                                                 Angiola Tiboni






 NO ALLA RISCRITTURA DELLA STORI
 EQUIPARANDO VITTIME E CARNEFICI

SABATO 23 LUGLIO 2011
S. DONA’ DI PIAVE
PRESSO “HOTEL FORTE DEL 48”- ORE 17.00-
INCONTRO PUBBLICO

Per impedire l’equiparazione tra i repubblichini di Salò e i liberatori

PRESIEDE: Maria Rossito-Presidente Anpi- S.Donà di Piave.
INTRODUCE: Marcello Basso-Presidente Anpi Provinciale di Venezia.
INTERVIENE: Maurizio Angelini-Presidente Anpi Regionale Veneto.
CONCLUDE: Franco Busetto- Comitato Nazionale Anpi


-------------------------------------------------------------------------------


LA SEGRETARIA DELLA CGIL SCRIVE A CISL E UIL

Fissare al più presto una riunione delle tre segreterie per valutare una possibile posizione comune sulla manovra e eventuali iniziative unitarie. E’ la richiesta che fa il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, in una lettera inviata oggi ai numeri uno di CISL e UIL, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

Nel testo della lettera della leader di Corso d’Italia si legge: “Caro Raffaele, Caro Luigi, credo sia indispensabile - tenendo conto di quanto è stato detto – valutare se abbiamo una posizione comune riguardo la manovra finanziaria del Governo e quali iniziative unitarie assumere. Vi chiederei, pertanto, di fissare insieme al più presto una riunione delle tre segreterie”.

------------------------------------------------------------

MOBILITIAMOCI CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO

giovedì 7 luglio 2011

NUOVO DURO E GRAVE COLPO
DEL GOVERNO BERLUSCONI
ALLE PENSIONI


Si penalizzano ancora una volta i pensionati con una manovra che intende limitare la rivalutazione dei trattamenti, dimezzandola per le pensioni da 1.428 euro lordi mensili (pari a circa 1.000 euro netti) e annullandola per tutte le pensioni sopra i 2.380 euro lordi. Questo colpirà i redditi e la capacità di acquisto di oltre 5 milioni di famiglie, già notevolmente svalutate negli ultimi 20 anni (perdita di oltre il 30% del potere di acquisto), rendendole vulnerabili di fronte ai futuri incrementi dell'inflazione.
Si innalza l'età pensionabile per le lavoratrici che potranno andare in pensione solo a 65 anni.

CON QUESTA MANOVRA CONTINUA L'ACCANIMENTO
DELLA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA E LEGA
CONTRO I PIÙ DEBOLI


LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
viene indebolita la condizione dei malati chiedendo di pagare un ticket di 10 euro su ogni ricetta per prestazioni specialistiche e un ticket di 25 su ogni accesso al Pronto Soccorso.

LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
continua la demolizione dello "stato sociale" attraverso i tagli ai servizi sociali e assistenziali gestiti da Regioni e Enti locali. In assenza della definizione di livelli minimi i tagli di questa manovra si sommeranno ai tagli precedenti colpendo i cittadini più deboli, le persone anziane, i Pensionati ed i lavoratoridel comparto socio-sanitario in assoluto dispregio del tanto strombazzato federalismo.

LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
costringe gli Enti locali a fare cassa con le tariffe dei servizi alla persona e del trasporto pubblico locale, per fronteggiare i tagli ai fondi regionali del 2010.

LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
ha spinto Comuni e Province ad una autentica pioggia di aumenti dell'addizionale Irpef comunale e della tassa sulla RC auto.

LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
nonostante le promesse, per l'ennesima volta, rimanda al futuro una credibile azione di tagli ai costi della politica


LA MANOVRA DEL GOVERNO È SBAGLIATA PERCHÉ:
in un Paese in cui la disoccupazione giovanile è al 30% e il poco lavoro è precario non indica la strada della ripresa, non propone un piano di sviluppo e non rassicura i mercati rispetto alla sostenibilità del debito pubblico.


LA CGIL CONTINUA A CHIEDERE:
un impegno del Governo per politiche di recupero dell'evasione attraverso i Patti anti evasione
applicati su scala locale e una tassazione sulle grandi ricchezze capace di far recuperare
risorse al bilancio pubblico senza deprimere ulteriormente i consumi tenendo contoche il 10% della popolazione detiene oggi il 47% della ricchezza.

La situazione economica rende evidente che ogni tentennamento, ogni speculazione tattica suchi deve prendere la responsabilità di intervenire non fa che aumentare il costo sociale delle
manovre. Per questo, dopo lo sciopero generale del 6 maggio, ci mobilitiamo
ancora per invitare democraticamente questo Governo a cambiare rotta
nell'interesse del Paese. 

PENSIONATE, PENSIONATI!!
Partecipate alla mobilitazione dello SPI e della CGIL contro la politica economica e sociale del governo.
  Venerdì 15 luglio 
alle ore 10
PRESIDIO a Pal. BALBI sede della Regione
Lottiamo per i NOSTRI DIRITTI! E per impedire il peggioramento delle nostre condizioni di vita e delle prospettive del nostro Paese.
 
------------------------------------------

RAGGIUNTO ACCORDO UNITARIO SULLA CONTRATTAZIONE

giovedì 30 giugno 2011

Con accordo fermata la destrutturazione del contratto nazionale e definite regole per l'esercizio della democrazia.

Un'intesa, quella raggiunta tra Sindacati e Confindustria, che secondo il Segretario Generale della CGIL: ristabilisce la centralità dei Contratti Nazionali, ricostruisce un terreno di regole comuni e porterà alla certificazione della rappresentanza sindacale nel settore privato.
Nello spiegare le ragioni che hanno portato la CGIL ha siglare l'accordo, Camusso ha voluto sottolineare che, sul piano delle relazioni tra CGIL, CISL e UIL, “si era in assenza di qualunque regola”, una condizione che non permetteva, alle organizzazioni sindacali, di portare avanti, unitariamente, discussioni sulle piattaforme, sugli accordi e verificare con i lavoratori l'esito delle eventuali contrattazioni. Tutto ciò, ha proseguito la dirigente sindacale, “a causa degli strappi verificati con l'accordo separato del 2009” che “prevedeva la possibilità di rapporto con i lavoratori solo in presenza di un'opinione comune tra le organizzazioni sindacali”, mentre, con l'accordo raggiunto ieri, sarà possibile consultare i lavoratori “anche a fronte di opinioni diverse tra i sindacati”. Un metodo di democrazia che dovrà essere declinato “nei regolamenti delle singole categorie”.

Secondo Camusso l'unico modo per ricostruire un percorso comune, superando le distanze accumulate nel tempo con CISL e UIL, è quello di “
ripartire dalle regole e dal rapporto tra le organizzazioni e i lavoratori”. “Se qualcuno ci chiedesse - ha proseguito Camusso - qual è il modello migliore, probabilmente ne avremmo pensato un altro”, ma adesso “siamo nelle condizioni di poter dire che abbiamo delle regole che ci permettono di esercitare la democrazia nel rapporto con i lavoratori”. Questa è la prima ragione, spiega la leader della CGIL che “smentisce tutti coloro che in queste ore stanno dicendo che nell'accordo non c'è democrazia e consultazione, né rapporto con i lavoratori”.
Adesso, ha proseguito Camusso, “chiederemo a CISL e UIL di consultare con il voto i lavoratori sull'ipotesi di accordo raggiunta ieri sera” sulla rappresentanza e la contrattazione. “Ad oggi non abbiamo certezza sulla loro risposta”, ha avvertito la dirigente sindacale, “se non ci fosse la loro disponibilità” per una consultazione unitaria “applicheremo le nostre regole che prevedono la consultazione dei nostri iscritti”, secondo i modi che, eventualmente, deciderà il Direttivo della Confederazione, già convocato per l'11 e il 12 luglio.

Ulteriore elemento di soddisfazione per il Segretario Generale della CGIL, pur consapevole di non essere di fronte ad un nuovo modello contrattuale complessivo, è la battuta d'arresto che che si è data al processo di destrutturazione del valore del 'contratto nazionale', ristabilendo con chiarezza la “gerarchia delle fonti”, ossia: “è il contratto nazionale a determinare cosa può succedere negli altri livelli di contrattazione”. Con queste ragioni la leader della CGIL smentisce chi continua ad affermare che la FIAT trarrà benefici da questo accordo, “perché la fonte diviene il CCNL che la FIAT ha chiesto invece di cancellare”.
Inoltre, viene introdotto dall'accordo raggiunto, il principio che la rappresentanza nel settore privato sarà determinata, come già accade nel pubblico impiego, dalla certificazione degli iscritti e dal voto delle RSU, “ora bisognerà passare, in tempi brevi, alla fase applicativa” ha affermato Camusso.
Un accordo, ha sottolinea la leader della CGIL, che trova una soluzione anche “rispetto a quei luoghi dove non ci sono RSU”, ma che è chiaramente finalizzato alla loro implementazione, perché “sono proprio le RSU che danno la misura della rappresentanza insieme agli iscritti”. “Tutto l'accordo – ha concluso Camusso - è costruito sul fatto che c'è una relazione tra rappresentanza e voto, e non esclusivamente una relazione tra rappresentanza e organizzazioni sindacali”.



------------------------------------------------------------------------

LA CGIL SU FISCO CONTRATTI DEMOCRAZIA

venerdì 24 giugno 2011

Le proposte della CGIL
su fisco, contratti, democrazia, rappresentanza
Tante le questioni trattate dal Segretario Generale della CGIL, Susanna
Camusso durante la conferenza stampa. La leader della CGIL ha ribadito
"un netto no alla manovra economica" del governo che è insostenibile per
il Paese e rilanciato "la proposta di tassare le grandi ricchezze e le rendite
finanziarie con l'obiettivo di ridurre le aliquote più basse"
L'Italia è ancora in grande difficoltà, mentre il Presidente del consiglio
continua a parlare di un Paese che non c'è. La situazione è invece grave
ed è evidente che si sono persi 3 anni. Siamo quelli che crescono di
meno ed è per questo che bisognerebbe smetterla con le bugie e con
le false rappresentazioni. E' stato per esempio raccontato che noi
saremmo a favore della manovra del ministro dell'economia. Noi pensiamo
che se si fa la manovra Tremonti senza prima promuovere la crescita il
Paese non è in grado di sopportarla”. Così Susanna Camusso,
Segretario generale della CGIL, ha voluto precisare oggi con una
conferenza stampa le posizioni della CGIL sulla manovra, ma anche sulla
riforma fiscale e sull'imminente incontro con Confindustria e gli altri
sindacati sulla rappresentanza sindacale e sui contratti.
La manovra sul debito
Per quanto riguarda la manovra, Susanna Camusso è stata chiara: senza un recupero effettivo della
crescita il Paese non è in grado di reggere una manovra di tale entità (40 miliardi di euro). La CGIL
ribadisce quindi il suo netto no ad una manovra che si basi sul taglio delle risorse pubbliche e in
particolare nei settori della sanità, dell'istruzione e del welfare. Si devono scegliere quindi strade
alternative a quelle dei tagli lineari e si deve andare subito nella direzione di una vera
redistribuzione delle ricchezze e della riduzione della diseguaglianza. In ogni caso il tema
centrale deve essere quello della crescita. Senza crescita non solo non si potrà reggere la
manovra, ma diventerà “infinito” l'inseguimento del debito (senza prospettive per il Paese).
La riforma fiscale
Per ridurre le diseguaglianze e contribuire ad un rilancio dell'economia si deve partire dal fisco, ma
anche qui con un approccio molto diverso da quello proposto dal governo. “Bisogna spostare i pesi
a favore di una riduzione della pressione fiscale per i lavoratori e i pensionati”. Con la proposta
del governo si parte invece con il piede sbagliato perché si favoriscono i redditi più alti. La CGIL
rilancia al contrario la sua proposta di tassare le grandi ricchezze e le rendite finanziarie con
l'obiettivo di ridurre le aliquote più basse. A invarianza di gettito, è possibile realizzare uno
spostamento dei pesi della pressione fiscale. Con lo schema delle tre aliquote (20, 30, 40) saremmo
invece di fronte ad un aumento della pressione fiscale per il ceto medio e ad un premio per i redditi
superiori ai 75 mila euro, ovvero la base elettorale di riferimento del Governo.
Per quanto riguarda l'evasione fiscale che in Italia ha un peso enorme, secondo Susanna Camusso
si potrebbero fare intanto alcune cose apparentemente minori. Da una parte si potrebbe abbassare
a 500 euro la soglia della tracciabilità degli scambi in denaro contante, mentre l'economia
sommersa potrebbe intanto essere aggredita rendendo reato penale il caporalato.
Si potrebbero anche realizzare riforme a “costo zero”, come per esempio il coinvolgimento dei
Comuni e delle Regioni nel controllo dell'evasione fiscale fornendo la possibilità agli enti pubblici
di utilizzare parte delle risorse recuperate per finanziare l'allentamento del Patto di stabilità. Inoltre,
oltre alla proposta sul reato di caporalato, sarebbe necessaria una revisione della normativa sugli
appalti sempre con l'obiettivo di far emergere il lavoro nero.


--------------------------------------------------------------------------------

E INSISTONO ANCORA SULLE PENSIONI

PENSIONI: BASTA MANOVRE SULLA PREVIDENZA

“Se il Governo confermasse le anticipazioni di oggi sulla manovra, saremmo di fronte a una vera provocazione. Rifare una manovra sulle pensioni, dopo la devastazione già effettuata, produrrebbe infatti danni molto pesanti alle prestazioni future e a quelle attuali”. Lo sostiene Vera Lamonica, Segretario Confederale della CGIL con delega ai problemi del welfare e delle pensioni, secondo la quale gli interventi che si prefigurano non solo sono sbagliati perché hanno come unico intento quello di fare cassa, ma sono anche molto pericolosi dal punto di vista concreto: con la modifica dei coefficienti, la verifica non sarà più triennale, ma biennale. Rivedere poi i coefficienti di trasformazione senza rivederne i criteri significa in sostanza dare un durissimo colpo alle pensioni, provocando effetti disastrosi su tutto il mondo del lavoro”.
“Oltre agli effetti generali - prosegue Lamonica - ci sarebbe poi una cattiveria particolare nei confronti delle donne, perché si decide solo l'aumento dell'età pensionabile senza considerare le attuali remunerazioni del lavoro che continuano ad essere molto diverse rispetto a quelle degli uomini e non si considerano i carichi e le responsabilità famigliari che le donne si accollano. Dai primi calcoli, si è capito che donne cinquantenni oggi al lavoro dovranno ritardare la loro pensione in media di 7 anni”. E anche l'ipotesi dell'aumento dell'aliquota contributiva per i parasubordinati al 33%, se non fosse accompagnata dall'introduzione di ammortizzatori sociali per questa fascia di lavoratori e di una garanzia sicura per le loro pensioni, si trasformerebbe, secondo la dirigente sindacale “solo nel fatto che i committenti scaricheranno sugli stessi lavoratori parasubordinati l'aumento della contribuzione previdenziale”. In generale, conclude Vera Lamonica, “per le pensioni in essere non è previsto nessun meccanismo che rivaluti le prestazioni previdenziali che come sanno anche i sassi hanno visto crollare il loro potere di acquisto”.

---------------------------------------------