| SPI CGIL, basta maltrattamenti e violenze sugli anziani nelle case di riposo. “Ancora una casa di riposo clandestina. Ancora maltrattamenti ad anziani soli, indifesi e non autosufficienti. Ancora aguzzini che guadagnano sulla pelle delle persone più fragili e più deboli. E’ ora di dire basta. C’è bisogno di un risveglio collettivo per far emergere tutte quelle strutture residenziali che non sono a norma, che non svolgono correttamente la propria funzione e che approfittano della condizione di indigenza degli anziani offendendo e calpestando la loro dignità”. E’ questo il duro commento del Segretario Generale dello SPI CGIL Carla Cantone in merito al blitz dei carabinieri che ha portato alla scoperta di una casa di riposo clandestina a Rocca Priora, in provincia di Roma, dove risiedevano almeno dieci anziani in condizioni di assoluto degrado. “Ci rivolgiamo alle istituzioni - ha continuato Cantone - affinché mettano fine a questa piaga avviando un’attività di controllo a tappeto su tutto il territorio nazionale. Ma ci rivolgiamo anche ai familiari, agli operatori, alla cittadinanza chiedendo loro di vigilare di più e di segnalare alle autorità competenti l’esistenza di case di riposo clandestine e di tutte quelle dove gli anziani vengono maltrattati e abusati”. “Le strutture residenziali - ha concluso il Segretario Generale dello SPI CGIL - devono essere strutture aperte ai controlli e alle visite di parenti e di esterni e devono diventare luoghi dove gli anziani possano vivere un’esistenza il più possibile dignitosa e serena. Ne vale della civiltà del nostro paese”. |
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lunedì 26 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
ORDINE DEL GIORNO CONCLUSIVO DEL COMITATO DIRETTIVO
CGIL NAZIONALE DEL 21 MARZO 2012
Il Comitato Direttivo nazionale della CGIL valuta grave e inaccettabile, per ragioni di metodo e di merito, il modo con il quale il Governo ha inteso concludere il negoziato sulle modifiche legislative del mercato del lavoro. Mentre il Paese precipita nella recessione, anche per le scelte compiute dallo stesso Governo, si è deciso di guardare ai mercati finanziari e di garantire le scelte sbagliate di politica economica europea non dando alcun valore alla coesione sociale nella prossima fase del Paese, in assenza di politiche di crescita che diano risposte all’occupazione e al Sud.
Infatti il Governo non ha mai inteso modificare in alcun modo le proprie proposte
sull’art. 18 con l’obiettivo di rendere più facili i licenziamenti ingiustificati. Mentre
sono state accolte buona parte delle richieste di Confindustria e delle piccole
imprese il Governo si è mosso in continuità con le sue precedenti scelte. Con la
modifica del sistema pensionistico, con le liberalizzazioni per quanto riguarda i
lavoratori del trasporto pubblico e del commercio, con le iniziative fiscali
reintroducendo l’Imu sulla prima casa, aumentando le aliquote Irpef regionali e
comunali, aumentando l’Iva e le accise sulla benzina, si è voluto scaricare sul lavoro
e sui pensionati l’emergenza finanziaria frutto anche del fallimento del Governo
precedente.
sull’art. 18 con l’obiettivo di rendere più facili i licenziamenti ingiustificati. Mentre
sono state accolte buona parte delle richieste di Confindustria e delle piccole
imprese il Governo si è mosso in continuità con le sue precedenti scelte. Con la
modifica del sistema pensionistico, con le liberalizzazioni per quanto riguarda i
lavoratori del trasporto pubblico e del commercio, con le iniziative fiscali
reintroducendo l’Imu sulla prima casa, aumentando le aliquote Irpef regionali e
comunali, aumentando l’Iva e le accise sulla benzina, si è voluto scaricare sul lavoro
e sui pensionati l’emergenza finanziaria frutto anche del fallimento del Governo
precedente.
Il giudizio di merito che si può dare sull’insieme del negoziato è il seguente:
- c’è un’evoluzione, che per noi certo non basta, delle forme di precarietà in ingresso, dovuta alle richieste del Sindacato, ed in particolare della CGIL, durante il negoziato;
- è sempre grazie al nostro lavoro che è dovuto il miglioramento per durata e quantità dell’ASPI (il nuovo assegno di disoccupazione) rispetto all’attuale IDO anche se non è ancora garantita l’universalità degli ammortizzatori sociali in particolare modo per gli attuali precari e per i lavoratori delle piccole imprese mentre si sono pesantemente indebolite le tutele dei lavoratori più anziani e si restringono quelle oggi operanti nel Mezzogiorno (anche se siamo riusciti a spostare il tutto al 2017)
si è demolito l’effetto di deterrenza dell’art. 18 quale diritto ad una tutela per far valere l’insieme dei diritti, aprendo all’unilateralità del potere aziendale nella vita concreta nei luoghi di lavoro.
Si apre oggi una grande battaglia e una grande sfida nel Paese e nella comunicazione, nei territori e nei luoghi di lavoro. L’obiettivo di questa battaglia deve essere quello di radicali proposte di modifica ai provvedimenti del Governo da presentare all’insieme del Parlamento.
Tali modifiche dovranno innanzitutto riguardare la conferma e il miglioramento dei risultati ottenuti sulla precarietà garantendo prospettive di qualità per il lavoro dei giovani, l’universalità del sistema degli ammortizzatori verso i precari e le piccole imprese e il reinserimento della mobilità per i lavoratori over 50.
Sui licenziamenti le modifiche dovranno riguardare la ricostruzione
dell’effetto di deterrenza dell’art. 18 a partire dalla riconquista della reintegra
come diritto essenziale per la tutela dei lavoratori coinvolti nel licenziamento.
dell’effetto di deterrenza dell’art. 18 a partire dalla riconquista della reintegra
come diritto essenziale per la tutela dei lavoratori coinvolti nel licenziamento.
Il Comitato Direttivo della Cgil proclama 16 ore di sciopero per tutti i settori, parte delle quali verranno concentrate in un’unica giornata con manifestazioni territoriali in una data a breve decisa dalla Segreteria nazionale sulla base dei calendari parlamentari.
Il Comitato Direttivo della CGIL chiama tutta l’Organizzazione a gestire le ore
di sciopero per una fase di mobilitazione assolutamente straordinaria
attraverso una campagna massiccia di assemblee, anche con ore di sciopero,
una raccolta di firme che demistifichi la campagna che i provvedimenti vanno
a favore dei giovani e dei precari, iniziative verso le singole imprese perché
manifestino dissenso per le scelte del Governo sui licenziamenti,
manifestazioni davanti al Ministero del Lavoro dei lavoratori in accordi di
mobilità, in esodo o licenziati, oltre a tutti quelli che oggi sono rimasti coinvolti o imprigionati dalla modifica delle pensioni in lunghi periodi senza nessuna tutela del reddito, manifestazioni davanti al Ministero della Funzione Pubblica e della Pubblica Istruzione per i contratti pubblici e per la riduzione della precarietà nel pubblico impiego, articolazioni di scioperi aziendali, territoriali e categoriali con l’obiettivo di rendere diffusa ed evidente la mobilitazione nel Paese con un forte coordinamento confederale nazionale.
di sciopero per una fase di mobilitazione assolutamente straordinaria
attraverso una campagna massiccia di assemblee, anche con ore di sciopero,
una raccolta di firme che demistifichi la campagna che i provvedimenti vanno
a favore dei giovani e dei precari, iniziative verso le singole imprese perché
manifestino dissenso per le scelte del Governo sui licenziamenti,
manifestazioni davanti al Ministero del Lavoro dei lavoratori in accordi di
mobilità, in esodo o licenziati, oltre a tutti quelli che oggi sono rimasti coinvolti o imprigionati dalla modifica delle pensioni in lunghi periodi senza nessuna tutela del reddito, manifestazioni davanti al Ministero della Funzione Pubblica e della Pubblica Istruzione per i contratti pubblici e per la riduzione della precarietà nel pubblico impiego, articolazioni di scioperi aziendali, territoriali e categoriali con l’obiettivo di rendere diffusa ed evidente la mobilitazione nel Paese con un forte coordinamento confederale nazionale.
A conclusione di questo percorso il Direttivo nazionale della CGIL si riconvocherà per valutare la fase e le ulteriori iniziative che verranno ritenute necessarie.
Approvato con 95 sì, 2 no e 13 astenuti
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giovedì 22 marzo 2012
NO DELLA CGIL ALLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO
mercoledì 21 marzo 2012
AVVIO MENSA SOLIDALE
martedì 20 marzo 2012
E' stato dato inizio ieri, presso il centro sociale anziani "Pertini" di Portogruaro, alla mensa solidale ideata e promossa da insegnanti della Scuola Media Bertolini, della Scuola Primaria IV novembre, dall'Auser "Il ponte" e dallo SPI-CGIL Lega Lemene.
La mensa è aperta alle persone sole del territorio o che hanno difficoltà a prepararsi il pranzo.
E' aperta dal lunedì al venerdì per i giorni del calendario scolastico alle ore 13,30.
Per gli operatori volontari che si sono messi a disposizione, l'esperienza di questo primo giorno è stata certamente interessante ed utile ed anche degna di avere continuazione.
Sarà anche occasione per iniziative didattiche che la scuola potrà organizzare.
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venerdì 16 marzo 2012
Il governo aveva promesso agli italiani che avrebbe agito con equità, che avrebbe eliminato i privilegi, che non avrebbe fatto cassa con le pensioni, che avrebbe cercato soluzioni in favore delle donne e dei giovani. Le promesse non sono state mantenute. La riforma previdenziale Monti Fornero è profondamente iniqua, manca di qualsiasi gradualità, è stata fatta solo per fare cassa e colpisce pesantemente i diritti delle donne, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati.
Ecco come il governo ha messo le mani sulle pensioni:
UN COLPO AI DIRITTI DEI GIOVANI, DELLE DONNE, DEI LAVORATORI E DEI PENSIONATI
Il governo aveva promesso agli italiani che avrebbe agito con equità, che avrebbe eliminato i privilegi, che non avrebbe fatto cassa con le pensioni, che avrebbe cercato soluzioni in favore delle donne e dei giovani. Le promesse non sono state mantenute. La riforma previdenziale Monti Fornero è profondamente iniqua, manca di qualsiasi gradualità, è stata fatta solo per fare cassa e colpisce pesantemente i diritti delle donne, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati.
Ecco come il governo ha messo le mani sulle pensioni:
- ha aumentato di colpo l'età pensionabile delle lavoratrici di 5, 6, ed anche 7 anni;-
- ha peggiorato notevolmente i requisiti per il diritto a pensione per coloro che stanno nel sistema contributivo (da 5 a 20 anni di contribuzione e per poter ottenere la pensione è necessario raggiungere un importo mensile pari a 643,50 euro), penalizzando così proprio i giovani, i lavoratori precari e le donne,che saranno costretti a lavorare fino a 70 anni (e poi di più per l'incremento dovuto alla speranza di vita) dal momento che la pensione verrà corrisposta solo a tale età con 5 anni di contribuzione effettiva e
senza alcun riferimento all'importo del trattamento;
- ha legato tutte le età pensionabili all'incremento relativo alla speranza di vita senza più alcuna certezza sul diritto a pensione;
- ha abolito il sistema delle quote per la pensione di anzianità;
- ha aumentato il requisito dei 40 anni di contribuzione per il diritto a pensione, indipendentemente dall'età anagrafica, legando peraltro il requisito stesso all'aumento relativo alla speranza di vita;
- ha previsto pesanti penalizzazioni per coloro che maturano i nuovi requisiti per il diritto a pensione anticipata prima del compimento del 62esimo anno di età;
- ha stabilito dei vincoli finanziari e numerici per coloro che sono stati derogati dall'applicazione della nuova normativa (lavoratori in mobilità ordinaria, in mobilità lunga, esodati, prosecutori volontari, titolari di prestazioni di sostegno al reddito, esonerati dal servizio). Si tratta di una vera a propria lotteria considerato che tale questione coinvolge moltissimi lavoratori. Molte lavoratrici e molti lavoratori
rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione;
- non ha previsto alcuna tutela per coloro che sono stati stati licenziati e che sono attualmente disoccupati;
- ha di fatto vanificato la normativa sui lavori usuranti;
- ha bloccato per due anni la rivalutazione automatica delle pensioni per coloro che sono titolari di una pensione pari 3 volte il trattamento minimo INPS (1.405,00 euro lordi).
IN SOSTANZA A PAGARE IL CONTO DELLA MANOVRA ECONOMICA NON SONO STATI I REDDITI ALTI, GLI EVASORI FISCALI O I GRANDI PATRIMONI MA LE DONNE, I GIOVANI, I LAVORATORI, I PENSIONATI.
La partita delle pensioni non è chiusa. È necessario:
- risolvere subito il problema di chi ha perso il lavoro e di chi lo perderà per effetto di accordi di mobilità o di esodo
- ripristinare una vera flessibilità e comunque, fin da oggi, prevedere una maggiore gradualità per l'età di pensionamento delle donne
- garantire delle pensioni dignitose ai giovani e alle donne che sono più esposti a lavori discontinui e a basse retribuzioni
- rivedere i requisiti per il diritto alla pensione anticipata e comunque togliere le penalizzazioni per chi raggiunge il diritto a pensione prima dei 62 anni di età
- rivedere complessivamente la normativa sui lavori usuranti nella consapevolezza che “i lavori non sono tutti uguali”
- garantire il potere di acquisto delle pensioni.
senza alcun riferimento all'importo del trattamento;
- ha legato tutte le età pensionabili all'incremento relativo alla speranza di vita senza più alcuna certezza sul diritto a pensione;
- ha abolito il sistema delle quote per la pensione di anzianità;
- ha aumentato il requisito dei 40 anni di contribuzione per il diritto a pensione, indipendentemente dall'età anagrafica, legando peraltro il requisito stesso all'aumento relativo alla speranza di vita;
- ha previsto pesanti penalizzazioni per coloro che maturano i nuovi requisiti per il diritto a pensione anticipata prima del compimento del 62esimo anno di età;
- ha stabilito dei vincoli finanziari e numerici per coloro che sono stati derogati dall'applicazione della nuova normativa (lavoratori in mobilità ordinaria, in mobilità lunga, esodati, prosecutori volontari, titolari di prestazioni di sostegno al reddito, esonerati dal servizio). Si tratta di una vera a propria lotteria considerato che tale questione coinvolge moltissimi lavoratori. Molte lavoratrici e molti lavoratori
rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione;
- non ha previsto alcuna tutela per coloro che sono stati stati licenziati e che sono attualmente disoccupati;
- ha di fatto vanificato la normativa sui lavori usuranti;
- ha bloccato per due anni la rivalutazione automatica delle pensioni per coloro che sono titolari di una pensione pari 3 volte il trattamento minimo INPS (1.405,00 euro lordi).
IN SOSTANZA A PAGARE IL CONTO DELLA MANOVRA ECONOMICA NON SONO STATI I REDDITI ALTI, GLI EVASORI FISCALI O I GRANDI PATRIMONI MA LE DONNE, I GIOVANI, I LAVORATORI, I PENSIONATI.
La partita delle pensioni non è chiusa. È necessario:
- risolvere subito il problema di chi ha perso il lavoro e di chi lo perderà per effetto di accordi di mobilità o di esodo
- ripristinare una vera flessibilità e comunque, fin da oggi, prevedere una maggiore gradualità per l'età di pensionamento delle donne
- garantire delle pensioni dignitose ai giovani e alle donne che sono più esposti a lavori discontinui e a basse retribuzioni
- rivedere i requisiti per il diritto alla pensione anticipata e comunque togliere le penalizzazioni per chi raggiunge il diritto a pensione prima dei 62 anni di età
- rivedere complessivamente la normativa sui lavori usuranti nella consapevolezza che “i lavori non sono tutti uguali”
- garantire il potere di acquisto delle pensioni.
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BISOGNA FERMARE IL MASSACRO SIRIANO
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