lunedì 26 marzo 2012

SPI CGIL, basta maltrattamenti e violenze sugli anziani nelle case di riposo.
 
“Ancora una casa di riposo clandestina. Ancora maltrattamenti ad anziani soli, indifesi e non autosufficienti. Ancora aguzzini che guadagnano sulla pelle delle persone più fragili e più deboli. E’ ora di dire basta. C’è bisogno di un risveglio collettivo per far emergere tutte quelle strutture residenziali che non sono a norma, che non svolgono correttamente la propria funzione e che approfittano della condizione di indigenza degli anziani offendendo e calpestando la loro dignità”. E’ questo il duro commento del Segretario Generale dello SPI CGIL Carla Cantone in merito al blitz dei carabinieri che ha portato alla scoperta di una casa di riposo clandestina a Rocca Priora, in provincia di Roma, dove risiedevano almeno dieci anziani in condizioni di assoluto degrado.
“Ci rivolgiamo alle istituzioni - ha continuato Cantone - affinché mettano fine a questa piaga avviando un’attività di controllo a tappeto su tutto il territorio nazionale. Ma ci rivolgiamo anche ai familiari, agli operatori, alla cittadinanza chiedendo loro di vigilare di più e di segnalare alle autorità competenti l’esistenza di case di riposo clandestine e di tutte quelle dove gli anziani vengono maltrattati e abusati”.
“Le strutture residenziali - ha concluso il Segretario Generale dello SPI CGIL - devono essere strutture aperte ai controlli e alle visite di parenti e di esterni e devono diventare luoghi dove gli anziani possano vivere un’esistenza il più possibile dignitosa e serena. Ne vale della civiltà del nostro paese”.







venerdì 23 marzo 2012


ORDINE DEL GIORNO CONCLUSIVO DEL COMITATO DIRETTIVO
CGIL NAZIONALE    DEL 21 MARZO   2012

Il Comitato Direttivo nazionale della CGIL valuta grave e inaccettabile, per ragioni di metodo e di merito, il modo con il quale il Governo ha inteso concludere il negoziato sulle modifiche legislative del mercato del lavoro. Mentre il Paese precipita nella recessione, anche per le scelte compiute dallo stesso Governo, si è deciso di guardare ai mercati finanziari e di garantire le scelte sbagliate di politica economica europea non dando alcun valore alla coesione sociale nella prossima fase del Paese, in assenza di politiche di crescita che diano risposte all’occupazione e al Sud.
Infatti il Governo non ha mai inteso modificare in alcun modo le proprie proposte
sull’art. 18 con l’obiettivo di rendere più facili i licenziamenti ingiustificati. Mentre
sono state accolte buona parte delle richieste di Confindustria e delle piccole
imprese il Governo si è mosso in continuità con le sue precedenti scelte. Con la
modifica del sistema pensionistico, con le liberalizzazioni per quanto riguarda i
lavoratori del trasporto  pubblico e del commercio, con le iniziative fiscali
reintroducendo l’Imu sulla prima casa, aumentando le aliquote Irpef regionali e
comunali, aumentando l’Iva e le accise sulla benzina, si è voluto scaricare sul lavoro
e sui pensionati l’emergenza finanziaria frutto anche del fallimento del Governo
precedente.
Il giudizio di merito che si può dare sull’insieme del negoziato è il seguente:
-  c’è un’evoluzione, che per noi certo non basta, delle forme di precarietà in  ingresso, dovuta alle richieste del Sindacato, ed in particolare della CGIL, durante il negoziato;
- è sempre grazie al nostro lavoro che è dovuto il miglioramento per durata e quantità dell’ASPI (il nuovo assegno di disoccupazione) rispetto all’attuale IDO anche se non è ancora garantita l’universalità degli ammortizzatori sociali in particolare modo per gli attuali precari e per i lavoratori delle piccole imprese mentre si sono pesantemente indebolite le tutele dei lavoratori più anziani e si restringono quelle oggi operanti nel Mezzogiorno (anche se siamo riusciti a spostare il tutto al 2017)
si è demolito l’effetto di deterrenza dell’art. 18 quale diritto ad una tutela per far valere l’insieme dei diritti, aprendo all’unilateralità del potere aziendale nella vita concreta nei luoghi di lavoro.
Si apre oggi una grande battaglia e una grande sfida nel Paese e nella comunicazione, nei territori e nei luoghi di lavoro. L’obiettivo di questa battaglia deve essere quello di radicali proposte di modifica ai provvedimenti del Governo da presentare all’insieme del Parlamento.
Tali modifiche dovranno innanzitutto riguardare la conferma e il miglioramento dei risultati ottenuti sulla precarietà garantendo prospettive di qualità per il lavoro dei giovani, l’universalità del sistema degli ammortizzatori verso i precari e le piccole imprese e il reinserimento della mobilità per i lavoratori over 50.
Sui licenziamenti le modifiche dovranno riguardare la ricostruzione
dell’effetto di deterrenza dell’art. 18 a partire dalla riconquista della reintegra
come diritto essenziale per la tutela dei lavoratori coinvolti nel licenziamento.
Il Comitato Direttivo della Cgil proclama 16 ore di sciopero per tutti i settori, parte delle quali verranno concentrate in un’unica giornata con manifestazioni territoriali in una data a breve decisa dalla Segreteria nazionale sulla base dei calendari parlamentari.
Il Comitato Direttivo della CGIL chiama tutta l’Organizzazione a gestire le ore
di sciopero per una fase di mobilitazione assolutamente straordinaria
attraverso una campagna massiccia di assemblee, anche con ore di sciopero,
una raccolta di firme che demistifichi la campagna che i provvedimenti vanno
a favore dei giovani e dei precari, iniziative verso le singole imprese perché
manifestino dissenso per le scelte del Governo sui licenziamenti,
manifestazioni davanti al Ministero del Lavoro dei lavoratori in accordi di
mobilità, in esodo o licenziati, oltre  a tutti quelli che oggi sono rimasti coinvolti o imprigionati dalla modifica delle pensioni in lunghi periodi senza nessuna tutela del reddito, manifestazioni davanti al Ministero della Funzione Pubblica e della Pubblica Istruzione per i contratti pubblici e per la riduzione della precarietà nel pubblico  impiego, articolazioni di scioperi aziendali, territoriali e categoriali con l’obiettivo di rendere diffusa ed evidente la mobilitazione nel Paese con un forte coordinamento confederale nazionale.
A conclusione di questo percorso il Direttivo nazionale della CGIL si riconvocherà per valutare la fase e le ulteriori iniziative che verranno ritenute necessarie.

Approvato con 95 sì, 2 no e 13 astenuti



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giovedì 22 marzo 2012



La CGIL si prepara a una mobilitazione dura che cambi le norme del governo
“I provvedimenti del governo sul mercato del lavoro, uniti alle precedenti scelte contengono un evidente tratto di ingiustizia verso lavoratori e pensionati e ripercorrono le strade di altri paesi sul superamento del modello sociale europeo. Il governo punta a imporre un ruolo residuale del sindacato confederale italiano e delle forze sociali e a introdurre un modello assicurativo individuale al posto del patto sociale storico”. Così Fulvio Fammoni, Segretario Confederale della CGIL, ha introdotto i lavori del Direttivo della CGIL riunito a Roma per discutere le contromosse del sindacato.

“Nel corso dei tre anni di governo Berlusconi – ha spiegato Fammoni -  abbiamo svolto un ruolo fondamentale: abbiamo tenuta aperta la speranza di cambiare. Ora dobbiamo passare ad una fase diversa dobbiamo ottenere risultati tangibili e mirare ad un disegno sociale e culturale alternativo: il primo nostro obiettivo è la modifica in parlamento delle norme proposte dal governo a partire da quelle sull'articolo 18”.

Fammoni ha analizzato punto per punto tutte le proposte del governo per la riforma del mercato del lavoro, smontando anche molte delle affermazioni dello stesso governo in particolare sui giovani e gli ammortizzatori. Al contrario moltissimi sono i punti ancora non risolti, soprattutto per quanto riguarda l'accesso dei giovani e per quanto riguarda l'universalità degli ammortizzatori sociali.

“Con le nuove norme – ha detto Fammoni – è molto facile prevedere che nei prossimi due/tre anni si avvii un vero e proprio processo di espulsione di massa di lavoratori ultracinquantenni che si troveranno senza lavoro e senza aver raggiunto i requisiti per la pensione. Con la fine prospettata della mobilità ci sarà un incentivo oggettivo ad espellere il maggior numero di lavoratori e le norme sul lavoro si mescoleranno a quelle sulla pensione. Migliaia di persone potrebbero così restare senza lavoro e senza pensione”.

Fammoni ha criticato anche i meccanismi di accesso alla nuova Aspi e la necessità di fare di più per la cancellazione delle variegate forme di contratto falso autonomo, che nascondono lavoro subordinato a tutti gli effetti.

Fammoni ha anche spiegato che il ruolo del sindacato nel corso della trattativa ha portato comunque a risultati. “Abbiamo introdotto il tema della crisi e dell'emergenza occupazione, spostato la fine degli ammortizzatori in deroga oltre il 2012. Abbiamo ottenuto che la Cassa integrazione straordinaria fosse mantenuta, mentre l'ipotesi iniziale era la sua cancellazione, una transizione di 5 anni".

Altri risultati sono in tema di stage, tirocini con la cancellazione di una delle forme più precarizzanti come gli associati in partecipazione ma le proposte del governo sui licenziamenti facili e sulla cancellazione dell'istituto della mobilità non vanno bene, così come occorre un vero sistema universale di ammortizzatori sociali. Per questo la CGIL si farà carico di una sua proposta da presentare in Parlamento per cambiare quella del governo.

In ogni caso la CGIL è già pronta a dare battaglia contro le norme proposte dal governo per la riforma del mercato del lavoro e in particolare per l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una mobilitazione che sarà dura e articolata e che punta a ottenere risultati concreti durante il dibattito parlamentare della riforma. “Non sarà la fiammata che si esaurisce in un giorno che il governo ha messo in conto e abbiamo il dovere di portare a casa dei risultati prima che si avvii un biennio di espulsioni di massa nelle aziende”, ha detto oggi Fulvio Fammoni, segretario confederale, introducendo la riunione in corso del Direttivo nazionale.

Ecco una prima scaletta di massima delle iniziative:

1) Petizione popolare per raccogliere milioni di firme
2) Iniziative specifiche con i giovani per contrastare le norme sbagliate sul precariato
3) Campagna nazionale a tappeto di informazione in tutti i territori
4) Prime mobilitazioni nei posti di lavoro e nei territori
5) Assemblee in tutti i luoghi di lavoro
6) Avvio del lavoro con la Consulta giuridica per i percorsi legali (ricorsi, ecc)
7) 16 ore di sciopero: 8 per le assemblee e iniziative specifiche e 8 ore in un'unica giornata con manifestazioni territoriali e assemblee nei posti di lavoro. La data sarà definita sulla base del calendario della discussione in Parlamento. 
 
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NO DELLA CGIL ALLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

mercoledì 21 marzo 2012

Diciamo no perché la proposta del governo smonta l'articolo 18. Riforma squilibrata
L'obiettivo principale del governo sembra essere proprio quello di introdurre la libertà di licenziamento. La riforma è squilibrata anche per quanto riguarda il superamento del dualismo del mercato del lavoro. Lo ha spiegato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ieri sera (20 marzo) alla fine dell'incontro a palazzo Chigi con il governo. Con la proposta governativa - ha spiegato il Segretario Generale - viene meno l'effetto "deterrente" dell'articolo 18. E' anche molto significativo il fatto che la parte relativa all'articolo 18 non sia mai stata davvero messa in discussione e che il problema della lunghezza dei processi sia stato dirottato verso la riforma della giustizia. Come per le pensioni, ancora una volta i prezzi più alti si chiedono ai lavoratori. Ora la parola passa al direttivo. Giovedì nuovo appuntamento. Non ci sarà un accordo da sottoscrivere, ma una "verbalizzazione". Poi si andrà in Parlamento

AVVIO MENSA SOLIDALE

martedì 20 marzo 2012

E' stato dato inizio ieri, presso il centro sociale anziani  "Pertini" di Portogruaro, alla mensa solidale ideata e promossa da insegnanti della Scuola Media Bertolini, della Scuola Primaria IV novembre, dall'Auser "Il ponte"  e dallo SPI-CGIL Lega Lemene.
La mensa è aperta alle persone sole del territorio o che hanno difficoltà a prepararsi il pranzo.
E' aperta  dal lunedì al venerdì per i giorni del calendario scolastico alle ore 13,30.
Per gli operatori volontari che si sono messi a disposizione, l'esperienza di questo primo giorno è stata certamente interessante ed utile ed anche degna di avere continuazione. 
Sarà anche occasione per iniziative didattiche che la scuola potrà organizzare.

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venerdì 16 marzo 2012

UN COLPO AI DIRITTI DEI GIOVANI, DELLE DONNE, DEI LAVORATORI E DEI PENSIONATI

Il governo aveva promesso agli italiani che avrebbe agito con equità, che avrebbe eliminato i privilegi, che non avrebbe fatto cassa con le pensioni, che avrebbe cercato soluzioni in favore delle donne e dei giovani. Le promesse non sono state mantenute. La riforma previdenziale Monti Fornero è profondamente iniqua, manca di qualsiasi gradualità, è stata fatta solo per fare cassa e colpisce pesantemente i diritti delle donne, dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati.
Ecco come il governo ha messo le mani sulle pensioni:

- ha aumentato di colpo l'età pensionabile delle lavoratrici di 5, 6, ed anche 7 anni;-
- ha peggiorato notevolmente i requisiti per il diritto a pensione per coloro che stanno nel sistema contributivo (da 5 a 20 anni di contribuzione e per poter ottenere la pensione è necessario raggiungere un importo mensile pari a 643,50 euro), penalizzando così proprio i giovani, i lavoratori precari e le donne,che saranno costretti a lavorare fino a 70 anni (e poi di più per l'incremento dovuto alla speranza di vita) dal momento che la pensione verrà corrisposta solo a tale età con 5 anni di contribuzione effettiva e
senza alcun riferimento all'importo del trattamento;
- ha legato tutte le età pensionabili all'incremento relativo alla speranza di vita senza più alcuna certezza sul diritto a pensione;
- ha abolito il sistema delle quote per la pensione di anzianità;
- ha aumentato il requisito dei 40 anni di contribuzione per il diritto a pensione, indipendentemente dall'età anagrafica, legando peraltro il requisito stesso all'aumento relativo alla speranza di vita;
- ha previsto pesanti penalizzazioni per coloro che maturano i nuovi requisiti per il diritto a pensione anticipata prima del compimento del 62esimo anno di età;
- ha stabilito dei vincoli finanziari e numerici per coloro che sono stati derogati dall'applicazione della nuova normativa (lavoratori in mobilità ordinaria, in mobilità lunga, esodati, prosecutori volontari, titolari di prestazioni di sostegno al reddito, esonerati dal servizio). Si tratta di una vera a propria lotteria considerato che tale questione coinvolge moltissimi lavoratori. Molte lavoratrici e molti lavoratori
rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione;
- non ha previsto alcuna tutela per coloro che sono stati stati licenziati e che sono attualmente disoccupati;
- ha di fatto vanificato la normativa sui lavori usuranti;
- ha bloccato per due anni la rivalutazione automatica delle pensioni per coloro che sono titolari di una pensione pari 3 volte il trattamento minimo INPS (1.405,00 euro lordi).
IN SOSTANZA A PAGARE IL CONTO DELLA MANOVRA ECONOMICA NON SONO STATI I REDDITI ALTI, GLI EVASORI FISCALI O I GRANDI PATRIMONI MA LE DONNE, I GIOVANI, I LAVORATORI, I PENSIONATI.
La partita delle pensioni non è chiusa. È necessario:
- risolvere subito il problema di chi ha perso il lavoro e di chi lo perderà per effetto di accordi di mobilità o di esodo
- ripristinare una vera flessibilità e comunque, fin da oggi, prevedere una maggiore gradualità per l'età di pensionamento delle donne
- garantire delle pensioni dignitose ai giovani e alle donne che sono più esposti a lavori discontinui e a basse retribuzioni
- rivedere i requisiti per il diritto alla pensione anticipata e comunque togliere le penalizzazioni per chi raggiunge il diritto a pensione prima dei 62 anni di età
- rivedere complessivamente la normativa sui lavori usuranti nella consapevolezza che “i lavori non sono tutti uguali”
- garantire il potere di acquisto delle pensioni.

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BISOGNA FERMARE IL MASSACRO SIRIANO

Siria: a un anno dall'inizio della rivolta, fermiamo il massacro! Trattativa e dialogo sono l'unica soluzione
Il 15 marzo del 2011, nella città della Siria meridionale di Dar’a, un gruppo di ragazzi, colpevole di aver scritto sui muri della scuola “il popolo vuole la caduta del regime” ed “è venuto il tuo turno, dottore” (riferendosi al presidente Bashar al Assad), viene prelevato e trattenuto dai servizi segreti. Tre giorni dopo, Il 18 marzo,  la protesta si scatena a macchia d’olio, le piazze  si riempiono di gente stanca della prepotenza del regime,  che chiede maggiore partecipazione democratica e giustizia sociale.  Accanto ad aperture di facciata, il governo Assad si mostra completamente chiuso ad ogni confronto con una protesta, per mesi, completamente pacifica, e scatena una durissima repressione.

Ad oggi più di 8.000 persone sono morte, 30.000 siriani si sono rifugiati nei vicini paesi (Libano, Giordania e Turchia) e circa 200.000 persone risultano essere sfollati interni, secondo i dati delle Nazioni Unite. Il paese è militarizzato, la protesta ha preso anche vie violente, settori dell’esercito hanno disertato, i cecchini di regime sparano sulla folla mentre si è costitutito un Esercito di Liberazione Siriano (ELS), sostenuto da una parte dell'opposizione della diaspora. E’ guerra civile.

Né le denunce dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani sulle ripetute violazioni dei diritti umani e la mancanza di protezione e di sicurezza della popolazione siriana, che rimane alla mercé della violenza del regime, né l’embargo commerciale, il congelamento dei beni ed il divieto di espatrio alle persone vicine alla famiglia Assad sono state in grado di indurre il regime  a cessare la repressione e a consentire l’accesso degli aiuti umanitari alla popolazione sotto assedio e sfollata. Il tardivo intervento di una missione di osservatori della Lega Araba e, ora, dell'inviato speciale dell'ONU, Kofi Annan, non sembra in grado di produrre un cessate il fuoco e l'avvio di una confronto tra il regime e le opposizioni.

E' chiaro che ogni possibile soluzione interna è condizionata dagli interessi delle potenze regionali e dei paesi confinanti per Il ruolo strategico della Siria nello scacchiere medio orientale.  Lo scenario di un nuovo intervento militare esterno, con il rischio sempre più vicino di una escalation di guerra regionale, con il coinvolgimento di Iran e di Israele, nel mezzo delle transizioni politiche che vivono Tunisia, Libia, Egitto, è lo spettro rievocato da più parti,  ed il costo, iniquo e pesantissimo, che si vorrebbe far pagare alla popolazione. Le petromonarchie del Golfo (Arabia Saudita e Quatar, in primis), la Turchia, gli Stati Uniti vorrebbero approfittare della protesta popolare per liberarsi di un regime inviso non tanto per la repressione interna, quanto per la sua alleanza con Mosca e Teheran, che, a loro volta, insieme alla Cina, sostengono incondizionatamente Assad.

E non sarà certo il tentativo ultimo del regime di Assad Al Bashar di dar corso alle “riforme “con il referendum dello scorso febbraio, boicottato dalle opposizioni e realizzato in un clima di guerra civile, o le elezioni annunciate per il prossimo mese di maggio, con il paese dilaniato dalla violenza e dalla repressione, a ricostruire la convivenza.

L’unica soluzione per la Siria e per la regione è la via del dialogo tra le diverse realtà religiose, etniche e politiche, nel riconoscimento e nel rispetto delle diverse identità, nella riconciliazione, nella giustizia, nell’affermazione del principio universale del diritto di autodeterminazione e di libertà di ogni popolo. Troppo tempo è già andato perduto, speriamo non irrimediabilmente.

La comunità internazionale, l'Italia e l'Europa – ancora drammaticamente divisa e inadeguata nel giocare un ruolo politico-diplomatico in un'area così importante  e vicina – devono impegnarsi per il raggiungimento di questo obiettivo, tanto ambizioso quanto necessario, richiedendo con fermezza, in ogni sede che la sicurezza, la protezione e l’assistenza umanitaria della popolazione siriana siano garantite.

Il regime siriano, responsabile di crimini contro l'umanità,  deve immediatamente adottare il cessate il fuoco, fermare la repressione, liberare i prigionieri politici.  Le stesse forze di opposizione ed i gruppi armati all’interno del paese dovrebbero accettare una tregua e chiedere l'avvio di un processo di transizione democratica.

La priorità, la responsabilità e la coscienza di ogni persona deve essere rivolta a garantire l’accesso degli aiuti umanitari alla popolazione civile, al di là di qualsiasi calcolo politico.

La politica deve tornare al centro, sulla base dei principi del diritto internazionale e dei diritti umani universali, per la pace, la sicurezza ed il benessere per tutti. 
 
 
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